Le storie di A.I. Cudil

martedì 23 luglio 2013

Rue de Castiglione è on line!

Ciao a tutti!
Con il favore di Amazon da oggi si può acquistare il mio nuovo romanzo qui
Ha per protagonista Matteo Fontana, uno chef in disgrazia che cerca faticosamente di raccogliere i pezzi della sua vita.



Questa è la sinossi:

Matteo Fontana arriva a Parigi con il portafoglio vuoto e il cuore pieno di amarezza, tutto quello che gli resta è una carriera rovinata e pochi vestiti sgualciti. Ha accettato l’invito di Jonathan Galarneau e ha deciso di diventare uno dei ragazzi del Six Sense, un esclusivo servizio di accompagnatori per signore ricche e annoiate che si trova nel cuore della capitale francese in Rue de Castiglione. Il suo obiettivo è raccogliere soldi a sufficienza per aprire un ristorante tutto suo ma la strada per raggiungere lo scopo non è priva di compromessi e di imprevisti. L’incontro con i suoi nuovi colleghi cambierà per sempre la sua vita e il suo modo di vedere il mondo, diventeranno la famiglia che ha perso e lo guideranno verso una nuova consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità. Quando tutto pare andare nella direzione sperata un nuovo amore irrompe nella sua vita minando le certezze che con fatica aveva costruito. Le ombre del passato ritorneranno con prepotenza e con esse antiche domande a cui questa volta non potrà sfuggire.

Per incuriosirvi vi lascio il primo capitolo in regalo!

1.Six Sense SPA

Parigi 20 aprile 2012

La pioggia leggera cade sul parabrezza e il tergicristallo la spazza via lasciandomi la visuale libera di ammirare il Louvre.
Non avrei mai creduto di guidare fin nel cuore di Parigi, la mia è stata una scelta improvvisa, non ho più programmi, vivo alla giornata e prendo quello che ogni nuovo giorno mi regala.
Oggi mi ha regalato la splendida vista dell’Arc du Trionphe e la strombazzata nervosa di una donna che guidava una Ferrari nera inveendo contro questo italiano distratto dalla bellezza della città.
Ho già vissuto a Parigi, ma il suo fascino riesce sempre a catturarmi, inoltre questa è la prima volta che guido lungo gli Champ Elisee. Provo una sensazione di potenza e malinconia, diversa da tutte le altre volte in cui sono stato nella capitale francese. Forse è solo perché sono molto diverso dallo studente che era venuto in cerca di avventura e insegnamenti alcuni anni fa. Allora sapevo che cosa avrei fatto della mia vita e del tempo che mi era concesso a Parigi, oggi non so se mi fermerò dal mio nuovo amico o se me ne ritornerò in Italia. Non so più che ne sarà della mia vita. Ogni cardine è saltato spalancando un portone che dà sull’infinito.
“Svoltare a destra. Proseguire per  cinquanta metri. La destinazione è sulla sinistra”.
Passo oltre il numero 37 di rue de Castiglione, poco più avanti c’è Place Vendome ma devo girare a destra e poi a sinistra nella Place du Marché de Saint-Honoré dove si trova il parcheggio in cui Jonathan mi ha consigliato di lasciare l’auto.
“La destinazione è sulla sinistra, ricalcolo”.
Spengo il navigatore, odio la voce della signorina, ma il satellitare è indispensabile in una metropoli come Parigi, da solo mi sarei perso.
Entro nel parcheggio e trovo un posto dove lasciare la mia Mini e cerco l’uscita. Mi volto a guardare la carrozzeria lucida e rossa dell’auto che adoro. Si tratta di tutto quello che resta della mia vita precedente, scorgo il riflesso di un uomo e stento a riconoscermi.
So di avere un aspetto appena presentabile e mi passo le mani tra i capelli per sistemarli.
Sono accadute così tante cose in questi ultimi mesi che quasi non mi riconosco più, risalgo in superficie e il naso si alza verso la colonna che domina Place Vendome, dritto di fronte a me c’è rue de Castiglione, percorro con calma le poche decine di metri che mi separano da quella che sarà la svolta della mia vita e mi sento emozionato come un ragazzino.
Hai ventisei anni! Non puoi tremare come quando monsieur De Liverò ti chiese di realizzare l’esame finale al Chez Annette, coraggio!
Mi fermo davanti all’imponente portone a doppio battente in legno massiccio, prima e dopo ci sono due alberghi, i portieri sono impeccabili nelle loro uniformi eleganti. Siamo nel cuore di Parigi, di fronte a me ci sono i giardini de le Tuileries, i taxi sfrecciano su rue de Rivoli portando clienti che indossano abiti dal taglio sartoriale e scarpe da più di mille euro.
Inspiro una boccata d’aria e le narici si riempiono dell’odore tipico della grandi metropoli eppure, mentre vedo l’ennesima Ferrari percorrere il viale, capisco che il profumo dei soldi sovrasta quello dei gas di scarico.
Che strano, c’è solo un nome scritto sul citofono: Six Sense SPA.
Penso, mentre mi sistemo meglio che posso la camicia e i jeans stropicciati dalla notte passata in auto. Cerco di non pensare a come sia mal vestito rispetto alle persone che passeggiano sotto i portici di questa via così chic.
O la va o la spacca!
Premo il pulsante e la luce del video citofono mi illumina il viso.
“Chi è?” chiede una donna dallo strano accento, forse orientale.
“Sono Matteo Fontana, Jonathan Galarneau mi sta aspettando.”
Il mio francese è ottimo, l’ho allenato per anni e la risposta della donna è lo scatto secco della serratura.
Entro nell’androne il cui pavimento è ricoperto di marmo nero, le pareti sono decorate con motivi floreali che partono dal pavimento e arrivano fino a un metro d’altezza. Salgo i tre scalini che portano al pianerottolo e sono di fronte all’ascensore, accanto ci sono anche le scale; scelgo quelle. Non so a che piano salire e il palazzo pare averne almeno cinque, preferisco controllare i singoli pianerottoli e vedere dove si trova Jonathan.
Mi appoggio al corrimano in ferro battuto nero e faccio due rampe di scale, uno scalino dopo l’altro salgo verso la mia nuova vita e, a ogni passo, la mente va a ritroso mentre ripenso alla sequenza di avvenimenti che mi hanno portato fino a rue de Castiglione.

Sono uno chef o, per essere onesti, ero uno chef.
I ristoranti per cui ho lavorato fin da giovanissimo mi hanno sempre considerato bravo, molto bravo. Ho imparato a conoscere e cucinare le specialità di varie cucine internazionali, sono partito dall’italiana ma ho appreso i segreti anche di quella francese proprio qui a Parigi, dieci anni fa, quando ho studiato e affinato i consigli dei miei insegnanti. Da allora ho lavorato in molti ristoranti prestigiosi, cambiando lavoro solo perché mi offrivano più soldi e lasciando dietro di me sempre un buon ricordo. È stato proprio per il denaro che ho lasciato il ristorante Due Mori per andare a lavorare al Bistrò di Andrea.
Lo conoscevo dai tempi della scuola alberghiera, avevamo fatto tre anni di studi assieme e ci eravamo piaciuti, nonostante io non fossi un erede della cucina italiana e non avessi la sua tradizione familiare. Andrea Bezzi infatti è niente meno che il figlio del grande Arturo Bezzi, un secolo di tradizione culinaria italica posta in una calle del Sestiere di San Marco a Venezia da tre generazioni.
Non so per quale motivo lo chef che lavorava per loro e si occupava del pesce li aveva improvvisamente lasciati, abbandonandoli dall’oggi al domani, mettendoli in serie difficoltà con la gestione del Bistrò. Ricordo come fosse stato ieri la telefonata di Andrea, aveva la voce quasi disperata, mi supplicava.
“Vieni Matteo, mio padre ti lascerà mano libera. Figura solo di nome come chef, in realtà è sempre in sala a intrattenere i clienti.”
“Andrea, lo chef saresti tu, in ogni caso, io mi occuperei solo di una parte della cucina, per me sarebbe fare un passo indietro. Qui governo ogni settore, non mi piace l’idea di avere di nuovo chi mi sovrintende.”
“Lo sai che non amo cucinare il pesce, né governare una cucina, per carità! Tutti che ti chiedono che fare, no, non fa per me. Saresti tu il capo chef di fatto, stanne certo! Vieni ti pagheremo il doppio dei Due Mori, per favore…”
Il tono supplichevole che usava, unito alla promessa, certa, di denaro, oltre al prestigio di lavorare con uno dei cuochi più bravi al mondo mi resero meno sicuro. Mi dispiaceva lasciare il luogo dove lavoravo, ma la proposta era molto allettante.
“Mi tenti…”
“Lasciati tentare!”
Potevo sentire il suo sorriso ammaliatore attraverso il telefono, Andrea non era mai stato bello, non come suo padre almeno, ma aveva quel modo di fare così adatto a gestire un locale, e di certo in questo assomigliava molto ad Arturo Bezzi. Capii che avrei accettato ma rimaneva ancora una questione in sospeso a cui tenevo moltissimo.
“La mia ragazza, Lora, te la ricordi? Fa la cameriera ai Due Mori, non è che potrebbe venire anche lei al Bistrò?”
Andrea mi rispose con una risata.
“Sei ancora assieme a lei dai tempi della scuola? Romanticone! Me la ricordo benissimo: molto bella, elegante e brava. Un posto per una professionista di sala lo troviamo di certo, non preoccuparti!”
Così avevo accettato arrivando al Bistrò pieno di un entusiasmo tale da convincere Lora a cambiare ristorante e lavoro.
Ripensare a lei mi riempie le narici di gelsomino, il profumo che impregnava la sua pelle, l’odore inconfondibile che sentivo a letto accanto a lei.
L’amo ancora, inutile negarlo, andarmene da Venezia mi è servito solo a non vederla più e a smettere di soffrire in modo crudele, ma il dolore sotterraneo rimane, e basta nulla perché riaffiori nella mia anima con prepotenza.
Il famoso tempo che pone rimedio a tutti i mali quanto dovrà essere? Quanto dovrò aspettare prima di scordarla?

Dal pianerottolo del secondo piano sbuca una donna, ha un fisico flessuoso e indossa una specie di divisa composta da pantaloni attillati neri e maglietta rossa aderente.
Ha aperto l’unica porta del piano in cui c’è una targa di ottone che con motivi svolazzanti riporta la scritta “Six Sense SPA”.
I suoi occhi scuri mi osservano curiosi.
“Chi sei?”
“Un amico di Jonathan”.
Mi squadra dalla testa ai piedi e poi fa un sorriso beffardo.
“Sì, si vede che sei un suo amico, lo trovi al piano di sopra” e come è apparsa, scompare.
La chioma corta e bionda della donna, mi riporta con forza alla memoria il volto di Lora.
I suoi occhi trasparenti, il suo viso arrossato mentre facevamo l’amore, la sua espressione mortificata l’ultima volta che ci siamo visti.
Ho impiegato quasi un anno per capire che lei non mi amava, o almeno, non mi amava più.
Mentre salgo l’ultima rampa di scale il ricordo più doloroso si affaccia con forza.
Lui che la stringe, lei che geme nel suo abbraccio…
Scuoto la testa, sono arrivato. Mi trovo in un pianerottolo che definire fiorito è riduttivo; pare una serra per quanti fiori ci sono sulla rastrelliera posta di fronte alle scale. Mi colpisce subito la vista di un enorme ficus, con delicate foglioline verdi dai profili bianchi.
Incredibile come una visione così banale come una pianta possa mandarmi di nuovo indietro nel tempo.
Ecco, sono nell’ingresso del Bistrò di Arturo, uno dei locali più esclusivi di Venezia. Sono passato accanto a quel ficus, molto simile a quello che vedo ora,  centinaia di volte nei due anni in cui ho lavorato come chef per Arturo.
Adoravo quel posto, adoravo collaborare con lui e creare l’armonia dei sapori che solo Arturo sapeva immaginare. Tutto questo è finito nove mesi fa, ora sono a Parigi, non a Venezia e una porta socchiusa mi dice che lì devo entrare.
Scuoto la testa per cancellare i pensieri che sembrano tormentarmi e mi faccio avanti, in quel momento Jonathan si affaccia nello specchio della porta e il suo sorriso franco e sincero alleggerisce il peso che ho dentro.
“Ciao Matteo!” dice prima di abbracciarmi.
“Ciao! Avevo paura di avere sbagliato indirizzo” rispondo ricambiando l’abbraccio e la stretta di mano successiva.
“Vieni” mi spalanca il portoncino bianco, blindato e con molteplici serrature e avanzo nell’ingresso altrettanto bianco e laccato.
”No, vedi sono qui, non hai sbagliato. Accomodiamoci.”
Mi fa strada lungo un corridoio dal pavimento in parquet di legno a spina di pesce e con bei disegni di intarsi che lo impreziosiscono. Le pareti sono abbellite da quadri e stampe che rappresentano vedute storiche di Parigi. L’insieme ha un aspetto molto signorile, elegante senza eccedere. Nei cinque metri di corridoio conto quattro porte, Jonathan entra nella penultima a sinistra.
Siamo in una specie di salottino, forse la biblioteca, vista l’enorme libreria che abbraccia fino al soffitto tutta la parete di fronte alla porta. Sulla destra ci sono due alte finestre nascoste dietro pesanti tende drappeggiate di verde, come le poltrone che hanno di fronte, nel mezzo si trova un piccolo tavolo rotondo, lui si accomoda su una e mi invita a sedermi sull’altra.
Quando mi accomodo e alzo la testa vedo che davanti a noi si apre un arco, che dà su una sala più ampia al cui centro c’è una lunga tavola in legno massiccio, sopra un vassoio con bicchieri e bottiglie d’acqua e liquori.
“Vuoi qualcosa?” chiede Jonathan, indicando con un braccio proprio la direzione del vassoio.
“Sì, grazie, solo acqua”.
Il viso di Jonathan si apre in un sorriso smagliante in cui i denti bianchissimi contrastano con la sua pelle scura.
“È proprio vero allora che i baristi sono astemi”.
Lo osservo mentre si alza muovendosi con l’eleganza che ho subito notato in lui. Sarà alto almeno un metro e novanta, ha il fisico snello e muscoloso, i lineamenti del viso non sono quelli che ci si aspetterebbe da un uomo di colore. Le labbra sono carnose ma non troppo, il naso è sottile e gli zigomi pronunciati. Si capisce guardandolo che uno dei suoi genitori era bianco e che lui è uno splendido esempio di come da due buone razze possa uscire un purosangue. Jonathan mi è piaciuto subito, non per la sua bellezza abbagliante che mandava in tilt le donne, e anche alcuni uomini, che lavoravano con me, ma per la luce che percepivo in fondo al suo sguardo. Quando mi fissa io so che mi vede, non mi sfiora, mi attraversa, vede esattamente ciò che sono e spesso mi ha messo a disagio la consapevolezza di non avere schermi dietro cui nascondermi di fronte a lui.
Mentre sorrido alla sua battuta rispondo.
“Dopo devo guidare, e lo sai che non sono un barista”.
Mentre mi versa dell’acqua da una caraffa mi chiede interessato.
“E che cosa sei Matteo? È importante che tu abbia una professione certa”.
Sono in imbarazzo.
“Credevo che mi avresti offerto tu un lavoro”.
“Ci hai pensato?”
Mi osserva con gli quegli occhi così attenti e so che non posso ingannarlo.
“Sì, sono qui per questo, ho bisogno di soldi”.
“Credevo volessi salutarmi” e le sue labbra carnose si piegano in un sorriso beffardo.
Forse arrossisco.
“Certo, ma…”
“Scusa, scherzo!” si avvicina tendendomi il bicchiere. “Abbiamo bisogno di uno come te, ma dovrai piacere anche alla titolare, lo sai vero?”
“Come ogni lavoro si deve fare un colloquio, non ci vedo nulla di strano”.
“Vedi, Jonathan, ti fai troppi problemi, il tuo amico sa già come funziona”.
Una voce femminile irrompe nella stanza, e mi giro verso la porta.
La donna che entra avrà quarant’anni, è bionda con i capelli lunghi e ondulati, ha una pelle bianchissima e gli occhi chiari tradiscono la sua provenienza dall’Europa dell’Est molto più del suo leggero accento.
“Benvenuto Matteo, io sono Irina”.
Le stringo la mano che mi tende e la sua presa è ferma, sicura ma amichevole, mi piace.
“Jon ti ha detto in che consiste il lavoro?” e la sua voce si flette mentre chiama per nome il mio amico.
“Credo di saperlo”.
“Forse tu hai solo visto lui che si accompagnava a signore di svariati tipi, ma il nostro lavoro è più sottile.”
Sì, come no!
“Offrite un servizio di accompagnatori” dico con calma, cercando di non far trasparire alcun sarcasmo nella mia voce.
“Gigolò intendi dire? Sì, anche quello, ma non solo. Le nostre clienti richiedono molto più del sesso e di un compagno in un’occasione mondana. Il mio primo approccio con te è positivo. Ti ho osservato mentre salivi le scale, mi piace come ti muovi. Ho fatto delle ricerche sul tuo passato e non c’è niente che mi preoccupi, ritengo che tu possa lavorare con noi. Jonathan garantisce per te e io mi fido del suo giudizio. Ora dovrai essere valutato da Sylvie e poi da Laura.”
La guardo perplesso.
“Che intende per valutato?”
I suoi occhi chiari mi fissano divertiti.
“Per quanto posso vedere hai le caratteristiche fisiche necessarie, Sylvie valuterà le capacità”.
Non può essere quello che penso…
“Sì, è quello che pensi” si intromette Jonathan e giurerei che i suoi occhi ridano mentre sento il viso farsi caldo.
“Laura invece si farà accompagnare da te in un luogo elegante, così da capire se puoi sostenere una conversazione e a che livello”.
Le mie labbra si piegano.
“Vuoi dire se sono abbastanza intelligente?”
Irina è seria mentre mi guarda.
“Infatti, molte donne ritengono l’intelligenza sensuale quanto un fisico tornito”.
Lo so bene!
Il volto di Lora si affaccia con prepotenza nella mia mente, credo che la mia espressione sia eloquente.
“Che succede Matteo?” chiede Irina, con un’attenzione al mio cambiamento di stato d’animo, che mi sorprende.
Dovrò guardarmi da lei oltre che da Jonathan!
“Niente, solo un ricordo”.
“Ah, Jon mi dice che hai un amore infelice alle spalle”.
Guardo nervoso sorpreso l’uomo e mi meraviglia che abbia rivelato quella confidenza.
“Non è una brutta cosa in questo lavoro!” Continua Irina. “Molte delle nostre clienti hanno amori infelici dietro e, accanto a loro, potrai comprenderle meglio di altri. Spesso non vogliono rapporti sessuali ma solo qualcuno che le ascolti”.
“Capisco molto bene Irina”.
È la verità.
Dopo che Lora mi ha tradito volevo solo levarmela dalla pelle e sono stato con alcune donne ma nessuna, nemmeno Lidia, con cui ho vissuto quasi cinque mesi, me l’ha fatta dimenticare, mentre parlare con Jonathan quella sera…
Alzo gli occhi, le sue iridi scure mi stanno perforando, anche lui sta ricordando il momento in cui ci siamo capiti fino in fondo; l’attimo in cui ha visto sul serio chi sono.



sabato 20 luglio 2013

Roma 40 d.C. Destino d'amore - Commento

Ciao a tutti!
Oggi vorrei parlarvi di un libro che ho letto in settimana e che consiglio a tutti!
Si tratta del romanzo di Adele Vieri Castellano Roma 40 d.C. Destino d'amore.
Roma 40 d.C. Destino d'amore
40 d.C., Città di Roma, Gaio Giulio Cesare Germanico, Caligola, Imperatore.Marco Quinto Rufo è l’uomo più potente di Roma, secondo solo all’imperatore, Livia Urgulanilla ha un passato da dimenticare. Lui è un uomo temprato dalla foresta germanica, bello e forte che non conosce paura né limiti. Lei è un’aristocratica raffinata e altezzosa il cui destino è già scritto. Ma il dio Fato decide altrimenti e quando Rufo la porta via con sé non immagina lontanamente le conseguenze del suo gesto. Roma non è la Provincia dove tutto, incluso rapire una donna, è concesso. E anche se Caligola in persona decide di concedergliela, possederne il cuore sarà la più ardua e temeraria delle sue imprese. E Livia saprà donare il cuore a un uomo spietato che non esita davanti a nulla, se non a quello che sente per lei? Il primo romanzo di una trilogia che vi porterà in uno dei periodi storici più affascinanti del nostro passato; una storia che vi catturerà fin dalle prime pagine e alla fine ne rimarrete conquistati.

Ho letto questo romanzo tutto d'un fiato e non avrei dovuto, perché andava gustato un po' alla volta, eppure la capacità dell'autrice di tenermi incollata alle pagine ha avuto la meglio.
Quello che mi ha colpito di più è l'atmosfera, Roma in tutto il suo splendore di luce e profumi, un luogo magico nella sua vivezza tanto da farmi ripensare alla Terra d'Ange della Carey. Ovviamente differente il luogo ma la capacità di ritrovarsi nell'ambiente immaginato dalla Vieri Castellano è stato lo stesso.
I personaggi sono ben delineati nella psicologia e nel fisico (beh, l'occhio vuole la sua parte ^^)
Le due storie d'amore parallele alla principale, che si intrecciano a quella di Marco e Livia, sono altrettanto ricche di emozioni.
Rufo ha rubato il cuore di centinaia di lettrici e capisco il perché, rappresenta in pieno la vis romana, la forza d'animo, la fierezza, l'onore, l'orgoglio e la violenza. Quello che mia nonna avrebbe definito "un uomo tutto d'un pezzo". 
Conscio del suo dovere e dei limiti. Ma ambizioso.
Ho adorato Livia e il suo essere sempre pronta ad aiutare i più deboli, nonostante quello che ha passato non ha covato rancore; un personaggio positivo. La sua illusione d'amore è umana e molto veritiera, purtroppo, di come spesso si sia così impegnate ad amare l'amore da non vedere davvero su chi abbiamo riposto tutto questo "amore".
Aquilato è l'amico di Rufo, il commilitone bello e fedele all'amicizia, mi ha incuriosita moltissimo e credo che leggerò presto il libro di cui è protagonista Roma 42 d.C. Cuore nemico.
Giulia mi ha fatto una pena incredibile per il destino infelice che il fato le riserva. La vera donna romana, il ritratto di quello che doveva essere il destino infelice di molte giovanissime donne in quegli anni.
Ma la donna che mi piaciuta di più è stata la sorella di Rufo, Turia, una vedova giovane che pur di mantenere la sua indipendenza è disposta a rinunciare a un altro matrimonio. Una donna che riesce a gestire il patrimonio e una casa, che lotta in un mondo maschilista e riesce a farcela.
Lucio, l'amico d'infanzia di Rufo è il mio personaggio maschile preferito, perfetto romano, nobile, virtuoso e a volte presuntuoso. Capisce i suoi errori e rimedia. Combattuto tra la consapevolezza della follia di Caligola e la fedeltà all'Imperatore.  
A differenza di Rufo pensa anche da politico e cerca il bene di Roma in un altro imperatore, differente da Caligola. Un uomo che vuole fare qualcosa per cambiare le cose e alla fine, nella sfera sentimentale, le cambia.
Roma 40 d.C. è anche un corollario di personaggi minori descritti vividamente, luoghi cinematografici che conosciamo attraverso descrizioni strepitose; in poche parole è uno dei libri più belli che abbia letto.
Certo, io adoro Roma e la romanità e quindi partivo già con un debole, ma partivo anche con grandi aspettative e sono felice che non solo non siano state disilluse, ma siano state ampiamente superate dalla bellezza di questa storia.
Non mi resta che concludere con l'unica parola possibile: leggetelo!

domenica 7 luglio 2013

Rue de Castiglione is coming...


Frutto del genio creativo di Chagall ecco la copertina di Rue de Castiglione!
Non è meravigliosa, io la adoro!!!
Ma di che cosa mai parlerà questo romanzo?


Matteo Fontana arriva a Parigi con il portafoglio vuoto e il cuore pieno di amarezza, tutto quello che gli resta è una carriera rovinata e pochi vestiti sgualciti. Ha accettato l’invito di Jonathan Galarneau e ha deciso di diventare uno dei ragazzi del Six Sense, l’esclusivo servizio di accompagnatori nel cuore della capitale francese. Il suo obiettivo è raccogliere soldi a sufficienza per aprire un ristorante tutto suo ma la strada per raggiungere lo scopo non è priva di compromessi e di imprevisti. L’incontro con i suoi nuovi colleghi cambierà per sempre la sua vita e il suo modo di vedere il mondo, diventeranno la famiglia che ha perso e lo guideranno verso una nuova consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità. Quando tutto pare andare nella direzione sperata un nuovo amore irrompe nella sua vita minando le certezze che con fatica aveva costruito. Le ombre del passato ritorneranno con prepotenza e con esse antiche domande a cui questa volta non potrà sfuggire.

Vi ho incuriosito a sufficienza? 
Spero di sì, ancora pochi giorni e il romanzo sarà disponibile.

Buona domenica sera e stay tuned!!!


venerdì 21 giugno 2013

Lettura e scrittura

Ciao a tutti!
Pochi ma mitici lettori che seguite le mie dissertazioni letterarie.
In questi giorni di silenzio mi sono espressa per lo più nei social, rendendo più vivo il cinguettio su Twitter.
Avevo attivato l'account a febbraio ma finora non mi ero messa seriamente in moto.
Ho letto alcune storie.
Vi consiglio di cuore due libri di Paola Gianinetto. Kyler e Patrick.

Kyler

Quando Nia scopre che la sua migliore amica Beth è in realtà un vampiro, lo shock è terribile. Ma dopo lo spavento iniziale decide di accettarla per quel che è e di cominciare a conoscere il suo mondo, di cui fanno parte altri vampiri. Tra loro c’è anche Kyler: pericoloso, affascinante e tremendamente sensuale. E Nia non può far altro che abbandonarsi all’amore. Ma il pericolo incombe su questa passione appena divampata.Il primo libro della saga Principi Azzurro Sangue, con protagonisti i vampiri di Windhill, vi lascerà con il fiato sospeso, tra incontri travolgenti, imprese emozionanti e un alto tasso di sensualità.

Patrick
Far innamorare un vampiro può essere pericoloso. Ne sa qualcosa Anita, antropologa italiana affascinata dal mondo degli immortali e decisa a raccogliere prove sulla loro esistenza. Quando la ragazza si ritrova, suo malgrado, oggetto del desiderio di un giovane e sprovveduto vampiro, viene convocato Patrick Moran, uno degli Antichi più temuti, il quale, rendendosi conto della minaccia, decide che c’è un’unica soluzione: uccidere Anita. Sì, perché Anita, in quanto Discendente, è in parte immune dalla manipolazione mentale che i vampiri sono soliti esercitare per controllare gli umani. Ma Patrick ha un cuore e non se la sente di eliminare un’innocente. Non solo. Con lei Patrick riscopre sentimenti umani che credeva ormai perduti. Ma il pericolo degli altri Antichi incombe su di loro.

Erano secoli che non leggevo storie di vampiri ed ero scettica, invece...
Colpo di fulmine! L'autrice è riuscita a creare storie credibili, avvincenti, con personaggi davvero ben strutturati e delle ambientazioni fatte molto bene. La storia è originale e piena di suspance mentre il ritmo serrato tiene il lettore incollato alle pagine.
Alla faccia di chi dice che le italiane non sono capaci di scrivere!
Mi ha fatto persino voglia di scrivere qualcosa sui vampiri, non aggiungo altro :)
Veniamo ai miei scritti.
Mi scuso con chi attende il seguito di Viso d'angelo. Ci vorrà un altro mesetto, siate pazienti.
Sto finendo di correggere un romanzo a cui tengo molto, poi revisionerò Musica dura, il capitolo secondo di Tatoo and Spirit.
Vi piace il titolo?
Come aggiornamento per oggi è tutto, ci sentiamo presto e buon solstizio d'estate!

mercoledì 22 maggio 2013

Rouge Club...ancora tu? Ma non dovevamo non vederci più?

Ciao a tutti!
Periodaccio, sto lavorando alacremente per correggere il testo che vorrei pubblicare.
In questi giorni, settimane, ho trascurato un po' tutto.
Anche le mie librerie di aNobii e Goodreads, in effetti le avevo aperte per poter pubblicizzare i miei romanzi, ma mi piace l'idea di archiviare i libri che leggo e di commentarli. Nell'ultimo mese ne ho letti quattro di veramente belli e mi dispiace molto non riuscire a scrivere una recensione adeguata a questi libri.
Specialmente a "Io prima di te". 
Un romanzo devastante, di quelli che entrano nel sangue e nella testa e ne escono con grande difficoltà. 
Mi riprometto di scriverci qualcosa ma non so se ci riuscirò.
Ieri sera ho avuto un incontro fortuito e credo che fosse quello che aspettavo per darmi la carica per fare quello che mi ero ripromessa di non fare: scrivere il seguito di Rouge Club.
Ebbene, poche ma care lettrici, che avete amato e sofferto per Miriam, l'avete avuta vinta voi :) Contente?
Sappiate che vi farò patire un pochino ma Rouge Club, come si dice in tv...

mercoledì 1 maggio 2013

Nuova recensione a Rouge Club

Oggi è la festa dei lavoratori e spero che tutti la passiate nel migliore dei modi possibili!
Vi segnalo questa bella recensione a Rouge Club che mi ha dato una grande sferzata di entusiasmo.
La trovate nel blog "Una passione e oltre" (titolo quanto mai azzeccato per una recensione al Rouge, non trovate?^^), ringrazio la padrona di casa, di LadyAileen, ma soprattutto la collaboratrice del blog unseelieSIDHE che ha scritto un commento così lusinghiero ed emozionante!

"Miriam è una studentessa universitaria che fa la cameriera al Rouge Club per sbarcare il lunario. Il posto di lavoro è molto ambito e c'è sicuramente da guadagnare bene, basta glissare sull'evidente coinvolgimento del proprietario del locale in pratiche poco legali. Ma un giorno la ragazza viene notata per le sue capacità di autodifesa, che la rendono una candidata perfetta per il ruolo di supervisore delle attività della stanza segreta del club, dove clienti molto speciali si dedicano alle pratiche sessuali più fantasiose.
Miriam smette i panni della brava ragazza per indossare abiti succinti e, protetta da una sensuale maschera di pizzo, si trasforma nella seducente Lady Mimì, pronta ad osservare e consigliare con malizia gli ospiti del privè.
Se alla sua nuova intraprendente identità ed al lavoro intrigante e redditizio si aggiungono la corte dell'affascinante Davide e la passione rovente di Raul, si direbbe che le cose per Miriam vadano a gonfie vele. Ma niente è come sembra, e lei scoprirà presto di essere caduta in una spirale di segreti troppo pericolosi per uscirne incolume.
Dovrebbe mettere la testa a posto e dedicare anima e corpo a quel bravo ragazzo (ma sarà poi un così bravo ragazzo come sembra?) del suo collega? Oppure seguire il cuore ed i sensi che la spingono tra le braccia del tenebroso capo?
Questo romanzo, intenso e pieno di passione, mi ha stregata con le sue atmosfere cupe e sensuali e tenuta incollata alle pagine grazie ad un ritmo rapido, da fiato sospeso.
La mancanza di una casa editrice si sente, e piccole imperfezioni e sbavature non sono del tutto assenti, ma l'intreccio è stupendamente articolato e molto ben gestito, i personaggi interessanti ed i risvolti della vicenda verosimili. Ciliegina sulla torta: emozioni forti assicurate!"


Che ne dite? Non è stupenda?
Ancora buona festa a tutti!