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sabato 8 novembre 2014

Ringraziamento


a tutti i lettori di "Solo il tuo sapore"!

Solo grazie a voi la storia di Matteo e dei suoi amici del Six Senses si è collocata 
al primo posto nella categoria 
"Letteratura erotica" di Amazon.

Forse durerà poco, forse vi sembrerà infantile, ma io festeggio perché per me è un grande risultato!

Buon week end!


venerdì 13 dicembre 2013

Recensioni cancellate

Lo scrivo così, per la cronaca, senza arrabbiarmi, tanto non serve.
 Amazon ha cancellato 10 recensioni ai miei libri. 
Non ne capisco il motivo. 
Erano entusiaste? Sì. 
Mi avevano dato 5 stelle? Sì. 
Alcune erano scritte dalla stessa persona? Sì. 
Ho la fortuna di avere delle lettrici che mi hanno seguita in tutti i miei libri e di questo sono fiera, non me ne vergogno, anzi! 
Se Amazon pensa che, siccome mi hanno dato 5 stelle, io le abbia pagate, si sbaglia di grosso! 
Perché non hanno mai tolto invece le tre recensioni da 1 stella che sono chiaramente false?
Chi lo sa? Forse qualcuno le aveva segnalate come false? Forse...
Ma davvero qualcuno ha segnalato delle recensioni scritte nell'agosto del 2012!? Pazzesco! 
Peccato che non sappia chi siano tutte queste lettrici, altrimenti chiederei loro di reinserirle. 
Come ho fatto con le tre lettrici che conosco.
Sì perché, caro Amazon, se una mi conosce non deve per forza essere di parte. Potrebbe benissimo aver letto il mio primo libro e poi avermi seguita e conosciuta. 

Credo si chiamino relazioni umane e, per fortuna, contano più delle stelline di Amazon.
Ciao a tutti e buon week end!

martedì 23 luglio 2013

Rue de Castiglione è on line!

Ciao a tutti!
Con il favore di Amazon da oggi si può acquistare il mio nuovo romanzo qui
Ha per protagonista Matteo Fontana, uno chef in disgrazia che cerca faticosamente di raccogliere i pezzi della sua vita.



Questa è la sinossi:

Matteo Fontana arriva a Parigi con il portafoglio vuoto e il cuore pieno di amarezza, tutto quello che gli resta è una carriera rovinata e pochi vestiti sgualciti. Ha accettato l’invito di Jonathan Galarneau e ha deciso di diventare uno dei ragazzi del Six Sense, un esclusivo servizio di accompagnatori per signore ricche e annoiate che si trova nel cuore della capitale francese in Rue de Castiglione. Il suo obiettivo è raccogliere soldi a sufficienza per aprire un ristorante tutto suo ma la strada per raggiungere lo scopo non è priva di compromessi e di imprevisti. L’incontro con i suoi nuovi colleghi cambierà per sempre la sua vita e il suo modo di vedere il mondo, diventeranno la famiglia che ha perso e lo guideranno verso una nuova consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità. Quando tutto pare andare nella direzione sperata un nuovo amore irrompe nella sua vita minando le certezze che con fatica aveva costruito. Le ombre del passato ritorneranno con prepotenza e con esse antiche domande a cui questa volta non potrà sfuggire.

Per incuriosirvi vi lascio il primo capitolo in regalo!

1.Six Sense SPA

Parigi 20 aprile 2012

La pioggia leggera cade sul parabrezza e il tergicristallo la spazza via lasciandomi la visuale libera di ammirare il Louvre.
Non avrei mai creduto di guidare fin nel cuore di Parigi, la mia è stata una scelta improvvisa, non ho più programmi, vivo alla giornata e prendo quello che ogni nuovo giorno mi regala.
Oggi mi ha regalato la splendida vista dell’Arc du Trionphe e la strombazzata nervosa di una donna che guidava una Ferrari nera inveendo contro questo italiano distratto dalla bellezza della città.
Ho già vissuto a Parigi, ma il suo fascino riesce sempre a catturarmi, inoltre questa è la prima volta che guido lungo gli Champ Elisee. Provo una sensazione di potenza e malinconia, diversa da tutte le altre volte in cui sono stato nella capitale francese. Forse è solo perché sono molto diverso dallo studente che era venuto in cerca di avventura e insegnamenti alcuni anni fa. Allora sapevo che cosa avrei fatto della mia vita e del tempo che mi era concesso a Parigi, oggi non so se mi fermerò dal mio nuovo amico o se me ne ritornerò in Italia. Non so più che ne sarà della mia vita. Ogni cardine è saltato spalancando un portone che dà sull’infinito.
“Svoltare a destra. Proseguire per  cinquanta metri. La destinazione è sulla sinistra”.
Passo oltre il numero 37 di rue de Castiglione, poco più avanti c’è Place Vendome ma devo girare a destra e poi a sinistra nella Place du Marché de Saint-Honoré dove si trova il parcheggio in cui Jonathan mi ha consigliato di lasciare l’auto.
“La destinazione è sulla sinistra, ricalcolo”.
Spengo il navigatore, odio la voce della signorina, ma il satellitare è indispensabile in una metropoli come Parigi, da solo mi sarei perso.
Entro nel parcheggio e trovo un posto dove lasciare la mia Mini e cerco l’uscita. Mi volto a guardare la carrozzeria lucida e rossa dell’auto che adoro. Si tratta di tutto quello che resta della mia vita precedente, scorgo il riflesso di un uomo e stento a riconoscermi.
So di avere un aspetto appena presentabile e mi passo le mani tra i capelli per sistemarli.
Sono accadute così tante cose in questi ultimi mesi che quasi non mi riconosco più, risalgo in superficie e il naso si alza verso la colonna che domina Place Vendome, dritto di fronte a me c’è rue de Castiglione, percorro con calma le poche decine di metri che mi separano da quella che sarà la svolta della mia vita e mi sento emozionato come un ragazzino.
Hai ventisei anni! Non puoi tremare come quando monsieur De Liverò ti chiese di realizzare l’esame finale al Chez Annette, coraggio!
Mi fermo davanti all’imponente portone a doppio battente in legno massiccio, prima e dopo ci sono due alberghi, i portieri sono impeccabili nelle loro uniformi eleganti. Siamo nel cuore di Parigi, di fronte a me ci sono i giardini de le Tuileries, i taxi sfrecciano su rue de Rivoli portando clienti che indossano abiti dal taglio sartoriale e scarpe da più di mille euro.
Inspiro una boccata d’aria e le narici si riempiono dell’odore tipico della grandi metropoli eppure, mentre vedo l’ennesima Ferrari percorrere il viale, capisco che il profumo dei soldi sovrasta quello dei gas di scarico.
Che strano, c’è solo un nome scritto sul citofono: Six Sense SPA.
Penso, mentre mi sistemo meglio che posso la camicia e i jeans stropicciati dalla notte passata in auto. Cerco di non pensare a come sia mal vestito rispetto alle persone che passeggiano sotto i portici di questa via così chic.
O la va o la spacca!
Premo il pulsante e la luce del video citofono mi illumina il viso.
“Chi è?” chiede una donna dallo strano accento, forse orientale.
“Sono Matteo Fontana, Jonathan Galarneau mi sta aspettando.”
Il mio francese è ottimo, l’ho allenato per anni e la risposta della donna è lo scatto secco della serratura.
Entro nell’androne il cui pavimento è ricoperto di marmo nero, le pareti sono decorate con motivi floreali che partono dal pavimento e arrivano fino a un metro d’altezza. Salgo i tre scalini che portano al pianerottolo e sono di fronte all’ascensore, accanto ci sono anche le scale; scelgo quelle. Non so a che piano salire e il palazzo pare averne almeno cinque, preferisco controllare i singoli pianerottoli e vedere dove si trova Jonathan.
Mi appoggio al corrimano in ferro battuto nero e faccio due rampe di scale, uno scalino dopo l’altro salgo verso la mia nuova vita e, a ogni passo, la mente va a ritroso mentre ripenso alla sequenza di avvenimenti che mi hanno portato fino a rue de Castiglione.

Sono uno chef o, per essere onesti, ero uno chef.
I ristoranti per cui ho lavorato fin da giovanissimo mi hanno sempre considerato bravo, molto bravo. Ho imparato a conoscere e cucinare le specialità di varie cucine internazionali, sono partito dall’italiana ma ho appreso i segreti anche di quella francese proprio qui a Parigi, dieci anni fa, quando ho studiato e affinato i consigli dei miei insegnanti. Da allora ho lavorato in molti ristoranti prestigiosi, cambiando lavoro solo perché mi offrivano più soldi e lasciando dietro di me sempre un buon ricordo. È stato proprio per il denaro che ho lasciato il ristorante Due Mori per andare a lavorare al Bistrò di Andrea.
Lo conoscevo dai tempi della scuola alberghiera, avevamo fatto tre anni di studi assieme e ci eravamo piaciuti, nonostante io non fossi un erede della cucina italiana e non avessi la sua tradizione familiare. Andrea Bezzi infatti è niente meno che il figlio del grande Arturo Bezzi, un secolo di tradizione culinaria italica posta in una calle del Sestiere di San Marco a Venezia da tre generazioni.
Non so per quale motivo lo chef che lavorava per loro e si occupava del pesce li aveva improvvisamente lasciati, abbandonandoli dall’oggi al domani, mettendoli in serie difficoltà con la gestione del Bistrò. Ricordo come fosse stato ieri la telefonata di Andrea, aveva la voce quasi disperata, mi supplicava.
“Vieni Matteo, mio padre ti lascerà mano libera. Figura solo di nome come chef, in realtà è sempre in sala a intrattenere i clienti.”
“Andrea, lo chef saresti tu, in ogni caso, io mi occuperei solo di una parte della cucina, per me sarebbe fare un passo indietro. Qui governo ogni settore, non mi piace l’idea di avere di nuovo chi mi sovrintende.”
“Lo sai che non amo cucinare il pesce, né governare una cucina, per carità! Tutti che ti chiedono che fare, no, non fa per me. Saresti tu il capo chef di fatto, stanne certo! Vieni ti pagheremo il doppio dei Due Mori, per favore…”
Il tono supplichevole che usava, unito alla promessa, certa, di denaro, oltre al prestigio di lavorare con uno dei cuochi più bravi al mondo mi resero meno sicuro. Mi dispiaceva lasciare il luogo dove lavoravo, ma la proposta era molto allettante.
“Mi tenti…”
“Lasciati tentare!”
Potevo sentire il suo sorriso ammaliatore attraverso il telefono, Andrea non era mai stato bello, non come suo padre almeno, ma aveva quel modo di fare così adatto a gestire un locale, e di certo in questo assomigliava molto ad Arturo Bezzi. Capii che avrei accettato ma rimaneva ancora una questione in sospeso a cui tenevo moltissimo.
“La mia ragazza, Lora, te la ricordi? Fa la cameriera ai Due Mori, non è che potrebbe venire anche lei al Bistrò?”
Andrea mi rispose con una risata.
“Sei ancora assieme a lei dai tempi della scuola? Romanticone! Me la ricordo benissimo: molto bella, elegante e brava. Un posto per una professionista di sala lo troviamo di certo, non preoccuparti!”
Così avevo accettato arrivando al Bistrò pieno di un entusiasmo tale da convincere Lora a cambiare ristorante e lavoro.
Ripensare a lei mi riempie le narici di gelsomino, il profumo che impregnava la sua pelle, l’odore inconfondibile che sentivo a letto accanto a lei.
L’amo ancora, inutile negarlo, andarmene da Venezia mi è servito solo a non vederla più e a smettere di soffrire in modo crudele, ma il dolore sotterraneo rimane, e basta nulla perché riaffiori nella mia anima con prepotenza.
Il famoso tempo che pone rimedio a tutti i mali quanto dovrà essere? Quanto dovrò aspettare prima di scordarla?

Dal pianerottolo del secondo piano sbuca una donna, ha un fisico flessuoso e indossa una specie di divisa composta da pantaloni attillati neri e maglietta rossa aderente.
Ha aperto l’unica porta del piano in cui c’è una targa di ottone che con motivi svolazzanti riporta la scritta “Six Sense SPA”.
I suoi occhi scuri mi osservano curiosi.
“Chi sei?”
“Un amico di Jonathan”.
Mi squadra dalla testa ai piedi e poi fa un sorriso beffardo.
“Sì, si vede che sei un suo amico, lo trovi al piano di sopra” e come è apparsa, scompare.
La chioma corta e bionda della donna, mi riporta con forza alla memoria il volto di Lora.
I suoi occhi trasparenti, il suo viso arrossato mentre facevamo l’amore, la sua espressione mortificata l’ultima volta che ci siamo visti.
Ho impiegato quasi un anno per capire che lei non mi amava, o almeno, non mi amava più.
Mentre salgo l’ultima rampa di scale il ricordo più doloroso si affaccia con forza.
Lui che la stringe, lei che geme nel suo abbraccio…
Scuoto la testa, sono arrivato. Mi trovo in un pianerottolo che definire fiorito è riduttivo; pare una serra per quanti fiori ci sono sulla rastrelliera posta di fronte alle scale. Mi colpisce subito la vista di un enorme ficus, con delicate foglioline verdi dai profili bianchi.
Incredibile come una visione così banale come una pianta possa mandarmi di nuovo indietro nel tempo.
Ecco, sono nell’ingresso del Bistrò di Arturo, uno dei locali più esclusivi di Venezia. Sono passato accanto a quel ficus, molto simile a quello che vedo ora,  centinaia di volte nei due anni in cui ho lavorato come chef per Arturo.
Adoravo quel posto, adoravo collaborare con lui e creare l’armonia dei sapori che solo Arturo sapeva immaginare. Tutto questo è finito nove mesi fa, ora sono a Parigi, non a Venezia e una porta socchiusa mi dice che lì devo entrare.
Scuoto la testa per cancellare i pensieri che sembrano tormentarmi e mi faccio avanti, in quel momento Jonathan si affaccia nello specchio della porta e il suo sorriso franco e sincero alleggerisce il peso che ho dentro.
“Ciao Matteo!” dice prima di abbracciarmi.
“Ciao! Avevo paura di avere sbagliato indirizzo” rispondo ricambiando l’abbraccio e la stretta di mano successiva.
“Vieni” mi spalanca il portoncino bianco, blindato e con molteplici serrature e avanzo nell’ingresso altrettanto bianco e laccato.
”No, vedi sono qui, non hai sbagliato. Accomodiamoci.”
Mi fa strada lungo un corridoio dal pavimento in parquet di legno a spina di pesce e con bei disegni di intarsi che lo impreziosiscono. Le pareti sono abbellite da quadri e stampe che rappresentano vedute storiche di Parigi. L’insieme ha un aspetto molto signorile, elegante senza eccedere. Nei cinque metri di corridoio conto quattro porte, Jonathan entra nella penultima a sinistra.
Siamo in una specie di salottino, forse la biblioteca, vista l’enorme libreria che abbraccia fino al soffitto tutta la parete di fronte alla porta. Sulla destra ci sono due alte finestre nascoste dietro pesanti tende drappeggiate di verde, come le poltrone che hanno di fronte, nel mezzo si trova un piccolo tavolo rotondo, lui si accomoda su una e mi invita a sedermi sull’altra.
Quando mi accomodo e alzo la testa vedo che davanti a noi si apre un arco, che dà su una sala più ampia al cui centro c’è una lunga tavola in legno massiccio, sopra un vassoio con bicchieri e bottiglie d’acqua e liquori.
“Vuoi qualcosa?” chiede Jonathan, indicando con un braccio proprio la direzione del vassoio.
“Sì, grazie, solo acqua”.
Il viso di Jonathan si apre in un sorriso smagliante in cui i denti bianchissimi contrastano con la sua pelle scura.
“È proprio vero allora che i baristi sono astemi”.
Lo osservo mentre si alza muovendosi con l’eleganza che ho subito notato in lui. Sarà alto almeno un metro e novanta, ha il fisico snello e muscoloso, i lineamenti del viso non sono quelli che ci si aspetterebbe da un uomo di colore. Le labbra sono carnose ma non troppo, il naso è sottile e gli zigomi pronunciati. Si capisce guardandolo che uno dei suoi genitori era bianco e che lui è uno splendido esempio di come da due buone razze possa uscire un purosangue. Jonathan mi è piaciuto subito, non per la sua bellezza abbagliante che mandava in tilt le donne, e anche alcuni uomini, che lavoravano con me, ma per la luce che percepivo in fondo al suo sguardo. Quando mi fissa io so che mi vede, non mi sfiora, mi attraversa, vede esattamente ciò che sono e spesso mi ha messo a disagio la consapevolezza di non avere schermi dietro cui nascondermi di fronte a lui.
Mentre sorrido alla sua battuta rispondo.
“Dopo devo guidare, e lo sai che non sono un barista”.
Mentre mi versa dell’acqua da una caraffa mi chiede interessato.
“E che cosa sei Matteo? È importante che tu abbia una professione certa”.
Sono in imbarazzo.
“Credevo che mi avresti offerto tu un lavoro”.
“Ci hai pensato?”
Mi osserva con gli quegli occhi così attenti e so che non posso ingannarlo.
“Sì, sono qui per questo, ho bisogno di soldi”.
“Credevo volessi salutarmi” e le sue labbra carnose si piegano in un sorriso beffardo.
Forse arrossisco.
“Certo, ma…”
“Scusa, scherzo!” si avvicina tendendomi il bicchiere. “Abbiamo bisogno di uno come te, ma dovrai piacere anche alla titolare, lo sai vero?”
“Come ogni lavoro si deve fare un colloquio, non ci vedo nulla di strano”.
“Vedi, Jonathan, ti fai troppi problemi, il tuo amico sa già come funziona”.
Una voce femminile irrompe nella stanza, e mi giro verso la porta.
La donna che entra avrà quarant’anni, è bionda con i capelli lunghi e ondulati, ha una pelle bianchissima e gli occhi chiari tradiscono la sua provenienza dall’Europa dell’Est molto più del suo leggero accento.
“Benvenuto Matteo, io sono Irina”.
Le stringo la mano che mi tende e la sua presa è ferma, sicura ma amichevole, mi piace.
Jon ti ha detto in che consiste il lavoro?” e la sua voce si flette mentre chiama per nome il mio amico.
“Credo di saperlo”.
“Forse tu hai solo visto lui che si accompagnava a signore di svariati tipi, ma il nostro lavoro è più sottile.”
Sì, come no!
“Offrite un servizio di accompagnatori” dico con calma, cercando di non far trasparire alcun sarcasmo nella mia voce.
Gigolò intendi dire? Sì, anche quello, ma non solo. Le nostre clienti richiedono molto più del sesso e di un compagno in un’occasione mondana. Il mio primo approccio con te è positivo. Ti ho osservato mentre salivi le scale, mi piace come ti muovi. Ho fatto delle ricerche sul tuo passato e non c’è niente che mi preoccupi, ritengo che tu possa lavorare con noi. Jonathan garantisce per te e io mi fido del suo giudizio. Ora dovrai essere valutato da Sylvie e poi da Laura.”
La guardo perplesso.
“Che intende per valutato?”
I suoi occhi chiari mi fissano divertiti.
“Per quanto posso vedere hai le caratteristiche fisiche necessarie, Sylvie valuterà le capacità”.
Non può essere quello che penso…
“Sì, è quello che pensi” si intromette Jonathan e giurerei che i suoi occhi ridano mentre sento il viso farsi caldo.
“Laura invece si farà accompagnare da te in un luogo elegante, così da capire se puoi sostenere una conversazione e a che livello”.
Le mie labbra si piegano.
“Vuoi dire se sono abbastanza intelligente?”
Irina è seria mentre mi guarda.
“Infatti, molte donne ritengono l’intelligenza sensuale quanto un fisico tornito”.
Lo so bene!
Il volto di Lora si affaccia con prepotenza nella mia mente, credo che la mia espressione sia eloquente.
“Che succede Matteo?” chiede Irina, con un’attenzione al mio cambiamento di stato d’animo, che mi sorprende.
Dovrò guardarmi da lei oltre che da Jonathan!
“Niente, solo un ricordo”.
“Ah, Jon mi dice che hai un amore infelice alle spalle”.
Guardo nervoso sorpreso l’uomo e mi meraviglia che abbia rivelato quella confidenza.
“Non è una brutta cosa in questo lavoro!” Continua Irina. “Molte delle nostre clienti hanno amori infelici dietro e, accanto a loro, potrai comprenderle meglio di altri. Spesso non vogliono rapporti sessuali ma solo qualcuno che le ascolti”.
“Capisco molto bene Irina”.
È la verità.
Dopo che Lora mi ha tradito volevo solo levarmela dalla pelle e sono stato con alcune donne ma nessuna, nemmeno Lidia, con cui ho vissuto quasi cinque mesi, me l’ha fatta dimenticare, mentre parlare con Jonathan quella sera…
Alzo gli occhi, le sue iridi scure mi stanno perforando, anche lui sta ricordando il momento in cui ci siamo capiti fino in fondo; l’attimo in cui ha visto sul serio chi sono.



mercoledì 5 dicembre 2012

Adesso basta!


Oggi sarò sgradevole ma sono proprio stanca.
Succede questo.
Nelle ultime settimane sono stata in vetta alla classifica con ben due romanzi: La sindrome di Rubens e Rouge Club. 
Sono dunque diventata visibile.

Il risultato è stato che mi sono stati tolti due giudizi positivi tra le recensioni di Amazon. 

Prima sono rimasta allibita, perché non avevo idea di chi fossero le persone che avevano deciso di togliere la recensione, poi ho letto il post del blog Diario dei pensieri persi in cui spiegavano come Amazon togliesse i giudizi troppo alti temendo che fossero prezzolati (!)
Allora ho capito.

Ieri ricevo una recensione carina da 4 stelle e oggi una meno carina ma da tre.

Niente da dire tre stelle sono buone, peccato che il testo della recensione me lo ricordassi bene, era una di quelle che in settembre mi avevano dato 1 stella e che Amazon aveva già tolto.
Lui o lei hanno ben capito che gli estremi su Amazon non funzionano.
Mi sono fatta notare e lui o lei sono tornati alla carica. 

Vorrei ricordare che quello che si scrive in internet resta per sempre, che mi sono salvata tutte le recensioni che so di chi sono (almeno il nick usato) e come diceva Totò: A ca nisciun' è fess! 

Dunque la prossima volta vediamo di scrivere qualcosa di differente e magari di leggerlo il libro prima di recensirlo.

Sono un po' stufa di questi mezzucci, visto che è la terza volta in tre mesi che mi capita, e sempre con lo stesso libro. Che avrà fatto di male Rouge Club per essere bersagliato in questa maniera?

Sapete che vi dico? 
 Che l'invidia è il primo e il più orrendo dei peccati e che lui o lei invece di perdere tempo con questi mezzucci dovrebbero iniziare a scrivere meglio, così non sarebbe necessario denigrare il lavoro degli altri. Ammesso che ne siano capaci.

E ora che mi sono sfogata vado a preparare il blog per il Natale!



venerdì 31 agosto 2012

La troll di Amazon

Ciao a tutti!
Nell'augurare ai miei pochi, fedeli lettori un buon week end vorrei raccontarvi quello che mi è accaduto oggi.

Ho guardato in Amazon Rouge Club e ho visto che c'erano 4 recensioni, ieri ce n'erano 3.
Che bello vediamo che ci scrivono!
Trovo una stella di Amalia e questa frasetta: 
E-book banale, privo di verve, completamente illeggibile. Meraviglia che lo si voglia far passare per letteratura erotica. Di erotico non c'è niente. Siamo nel nulla assoluto. Un e-boook da evitare. Non compratelo assolutamente, buttereste via i vostri soldi.

No, non sono rimasta male, perplessa sì. 
Forse Amalia fa letture diverse, aspetta che vediamo quali altre recensioni scrive e quali libri legge di solito.
http://www.amazon.it/gp/cdp/member-reviews/A1EJFN3PXBOK3Q/ref=cm_pdp_rev_all?ie=UTF8&sort_by=MostRecentReview
Sorpresa!
10 recensioni sui dieci primi libri erotici della letteratura erotica di Amazon, tutte uguali, tutte da una stella, tutte scritte in data 31 agosto.

E 1 da quattro stelle per il libro erotico di un'autrice di cui non dirò il nome per carità cristiana e sì, per non farle pubblicità.

Solo una sciocca può pensare di non essere scoperta. 

E' ovvio che sotto lo pseudonimo di Amalia si nasconde l'autrice dell'undicesimo libro.
Tra l'altro lo vende a 8,99 euro, un ebook!? Vabbè ci sta col personaggio...

(Aggiornamento delle ore 10.55 ha tolto la recensione a se stessa da quattro stelle, come se la rete non conservasse memoria...)

Secondo voi devo segnalare il comportamento scorretto ad Amazon? 

E' ovvio che questa non ha letto nessuno dei dieci libri di cui ha scritto la recensione...

In conclusione al mondo ci sono persone che si credono più furbe delle altre e che si divertono a fare i trolls.

Per fortuna io mi diverto in modi molto differenti ahahahah

La considerazione finale è stata: 

Wow mi hanno trollata!
Wow mi hanno ritenuta al pari dell'ebook di emma books e di altri quindi pericolosa!

Bello!

Che se ne parli bene o che se ne parli male l'importante è che se ne parli.
50 sfumature docet!

Buon week end miei lettori del niente sappiate che questa scrittrice del nulla assoluto vi adora!
Smack!




AGGIORNAMENTO DELLE 11.06 LA TROLL O MOLTO PIU' PROBABILMENTE AMAZON HANNO CANCELLATO TUTTE E 10 LE RECENSIONI.
COSE DA PAZZI! GRAZIE AMAZON!

sabato 11 febbraio 2012

La sindrome di Rubens gratis su Amazon.it

Per San Valentino faccio un regalo 
a tutti gli innamorati!

La sindrome di Rubens

Dal 12 al 14 febbraio l'ebook de 
"La sindrome di Rubens" 
sarà disponibile gratuitamente 
nel sito di Amazon.it

Che aspettate a farvi un bel regalo?

Non vi piace o non volete l'ebook, 
preferite il cartaceo?

Allora vi ricordo che restano ancora
 tre giorni 
per partecipare al Giveaway, 

In bocca al lupo!


sabato 21 gennaio 2012

Le vendite su Lulu.com


Sono felicissima perché "La sindrome di Rubens" è il libro più venduto nel segmento romanzi rosa di Lulu.com 

Mentre su Amazon l'ebook è al 6 posto della Top 100 dei romanzi erotici, sono senza parole!

Buonissimo sabato e anche domenica! 

giovedì 12 gennaio 2012

La sindrome di Rubens è acquistabile!

La sindrome di Rubens potete trovarla su Amazon.it!
In formato ebook

http://www.amazon.it/La-sindrome-di-Rubens-ebook/dp/B006WC6JAU/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1326381831&sr=8-1


La sindrome di Rubens
di Antonia Iolanda Cudil
5,14 euro

Sinossi


Durante la visita al museo Thyssen Bornemisza di Madrid, Lidia si ferma a guardare un’opera di Rubens, vicino a lei c’è un giovane che pare affascinato quanto lei dal quadro. 
Un visitatore come un altro, un uomo bello e sconosciuto da cui viene irresistibilmente attratta. Quello che fanno nel museo non è previsto, né logico ma è reale come la passione che li travolge.
Lui non parla la sua lingua, le lascia solo un nome e un indirizzo mail. Non è il suo, è quello di un famoso professore di storia dell’arte, Matthias Sallmann. Lidia lo vede in televisione e si accorge che l’uomo bellissimo, esperto studioso di arte, non è lo sconosciuto che l’ha amata. Il professore sostiene una teoria chiamata sindrome di Rubens che scatenerebbe i sensi di alcune persone, portandole a essere travolte dalla passione più sfrenata. Lidia pensa di esserne stata colpita e scrive a Sallmann per avere informazioni. Incontrerà così il professore ma anche lo sconosciuto del museo. Da loro imparerà a indagare le misteriose vie che legano l’eros all’arte.






Ma se preferite il fruscio della carta al tecnologico Kindle, potete sempre ordinarlo su Lulu.com

http://www.lulu.com/product/a-copertina-morbida/la-sindrome-di-rubens/18820105

La sindrome di Rubens